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“non posso far finta di niente, lo capite?”
Certo che lo capivamo, ma non costava nulla insistere. Del resto, avevamo solo 14 colli ed eravamo ben fuori dal consentito: cosa le costava?
Erano, ormai, quasi tre mesi che vagavamo da un albergo all’altro. Si era iniziato questo calvario in ottobre -ancora con le maniche corte - e si era ora in prossimità del Natale.
Il nostro primo hotel fu presso la moschea verde. Era una singola stanza, dove stavamo in quattro. Dopo un po’, la covivenza era insostenibile.
L’unica cosa che serviva a svagarmi era un programma giapponese che riusciva a calcolare fino alla milionesima cifra, dopo la virgola, il pi greco. (che, fra l’altro, è anche un numero ‘trascendente’) Oggi, sicuramente, si è già arrivati molto avanti e la mia meraviglia non può che far sorridere; ma è la cosa in sé che lascia perplessi:: il poter procedere senza mai fermarsi. Alle volte penso alla sostituzione d ogni numero con delle lettere (come si fa nei codici segreti più elementari); ebbene, non finisce mai di stupirmi l’idea che ogni singola parola che viene riportata in ogni dizionario, in ogni lingua; ebbene, la si ritrova in questa sequenza infinita. E tutto ciò è contenuto nel semplice rapporto fra la lunghezza di una circonferenza e il suo diametro! Penso che in quei numeri, proprio in quelli, deve esserci nascosto qualcosa, o più di qualcosa, sul nostro mondo; non possono essere messi lì a caso! Rischiamo di essere troppo spiritualisti? Meglio tonare con i piedi per terra, allora.
L’ultimo hotel in cui soggiornammo non era un vero e proprio albergo, ma un ’residence’, vicino alla torre di Galata: c’era una cameretta ciascuno per i due figli; una cucinotta ben fornita e una camera da letto enorme, con delle belle finestrone; ll letto, poi, era a baldacchino, cosa mai vista.
“Certo ci permetteranno di tornare a casa, per le feste. Del resto, tutte le scuole sono chiuse, che senso avrebbe?”.
Mi sono. spesso chiesto come ragionano in certi uffici: non sono mai riuscito a rispondermi.
Sta il fatto che ricevemmo una telefonata: il giorno dopo si doveva partire per l’Etiopia, con scalo al Cairo!
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